
Una costruzione antica, caratterizzata da una storia complessa e cominciata oltre due secoli fa: nata come abitazione, trasformata nel tempo in un laboratorio per la produzione di zoccoli, è stata poi destinato a negozio, per ritornare, infine e grazie a questo intervento, ad essere la residenza di una giovane famiglia.

La ristrutturazione di questa casa d’epoca in provincia di Pordenone, il cui corpo centrale è già indicato in un mappale del 1808, è stata realizzata dal progettista Giovanni Scirè Risichella, dello studio Corde Architetti Associati, con lo Studio Brosolo.

L’intervento di riconnessione tra i due blocchi di cui è formata l’unità complessiva è stato particolarmente delicato, soprattutto a causa delle altezze estremamente variabili tra i solai da ricongiungere: la nuova scala in acciaio diviene il fulcro del progetto e anche dell’intero svolgersi della vita nell’interno della casa.

La percezione ininterrotta degli spazi e della luce è permessa proprio attraverso la struttura della scala che è stata realizzata con la volontà di alleggerirne la presenza, lavorando su spessori minimi, geometrie essenziali e materiale vetrato, per i parapetti.

In più punti della casa, si è scelto di mantenere visibile la muratura di vecchi mattoni che si scopre in contrasto con gli elementi strutturali in cemento armato, rinforzati e resi visibili attraverso il nuovo intervento di ristrutturazione.

La presenza costante di tracce del passato affiora tra le superfici bianche e lisce delle pareti e dei pavimenti e rivela, in particolare, la propria consistenza nei punti in cui la scala si connette con l’esistente.

L’organizzazione di aperture e accessi ha reso possibile definire ambiti luminosi negli interni che si compongono di spazi abilmente interconnessi e continui, anche se non disvelati al primo sguardo. La ricercatezza dell’abitazione è sottolineata anche nell’arredamento, composto di collezioni di sedie e tavoli, oggetti di design e quadri d’arte, riconoscibili e apprezzabili nel loro connubio tra passato e presente.

Ne sono un esempio il tavolo Sarpi di Carlo Scarpa, la sedia S 533 di Mies Van der Rohe e la Wishbone Chair di Hans Wegner, che si uniscono a complementi come la lampada Parentesi disegnata da Castiglioni, o ancora pezzi storici come uno scrittoio veneziano dell’Ottocento e un tavolino originale degli anni Cinquanta in betulla e vetro.

A tanta attenzione verso l’estetica, corrisponde comunque una spiccata propensione alla funzionalità e sostenibilità dell’edificio che, pur col suo carattere storico ancora conservato, è riconosciuto, a seguito dell’intervento di riqualificazione, in classe A; permettendo, quindi, un forte risparmio energetico.